"Non voglio parlare dei miei tatuaggi". Questo l'esordio, spiazzante. Ma poi si lascia andare a qualche ricordo di gioventù, alle sperimentazioni punk, alle parrucche colorate, al primo tatuaggio a 16 anni. Fino allo show di oggi (che si chiama Lucifer's Blasphemous Mad Macabre Torture Carnival) dove si esibisce come fachiro e fa le linguacce al suo boa constrictor, che è una lei, e si chiama, per l'appunto, Lucy-fer.
Ma non è facile parlare con ironia di un individuo che - pur se disposto a darsi in pasto al pubblico in ogni modo possibile - ha ricoperto la quasi totalità del proprio corpo con disegni che l'uomo comune definirebbe "terrificanti" se non "disgustosi".
A guardarli meglio i tatuaggi possiedono un'assurda bellezza, nel loro tentativo di rappresentare una tavola anatomica, un corpo scarnificato come nelle raffigurazioni di San Bartolomeo (scorticato e crocifisso, con la pelle appoggiata sulla spalla a mo' di toga). Ci sono le costole su cui si arrampicano come nella migliore tradizione Zombie decine di insetti, vermi, larve, millepiedi. Piccole opere d'arte realizzate quasi tutte dal suo tatuatore di fiducia, Frank Lewis.
Sarà anche un fenomeno da baraccone - è più o meno così che si definisce, citando i freak show degli anni '30, dove i deformi viaggiavano per il mondo e si facevano fotografare da un morboso pubblico pagante - ma l'inchiostro è lì, sotto la pelle, non va più via.
Interview: Alessia Glaviano, Beniamino Marini
text by: Beniamino Marini
Director: Alex Tacchi
Agency: Full/Frame/Figure
DoP: Giuseppe Ceravolo
Camera Operator: Jacopo Gennari
Styling: Riccardo L.
Make-Up: Anna Maria Negri
Visual Design: Massimiliano Ceriani
Editor & Colourist: Alex Tacchi
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Source: http://www.vogue.it/vogue-starscelebsmodels/focus-on/2012/03/rick-genest-zombie-boy-intervista